fbpx

Gli ultimi 50 anni sono stati ricchi, felici e pacifici e hanno creato le premesse dei prossimi, che saranno problematici, più poveri e divisivi con un forte rallentamento dello sviluppo del mondo (non solo per il Covid 19) dovuto al fatto che la crescita demografica è solo in Africa e questo continente rimane troppo affollato, povero e sottosviluppato.

Inoltre, c’è in gioco un nuovo assetto che cambierà la faccia del mondo: una nuova Guerra Fredda tra Cina e USA, con un’Europa nel mezzo un po’ addormentata e appunto l’Africa fuori campo, in panchina, con la quasi certezza di non entrare mai in gioco.

E i prossimi decenni porteranno con loro cambiamenti ancor più drastici: oltre allo sviluppo economico bloccato, vivremo la nuova guerra fredda tra Usa e Cina, le tensioni migratorie, una maggiore povertà e disuguaglianza, la rivoluzione tecnologica, l’urbanizzazione sfrenata, lo stravolgimento del mondo del lavoro, l’invecchiamento globale della popolazione, il clima impazzito e una classe media fatta a pezzi.

Come se non bastasse, stiamo solo iniziando a saggiare le conseguenze del Covid19 sulle nostre economie e sulle nostre vite che accelerano il mancato sviluppo.

La politica egemone della Cina (che, detto per inciso, comincerà ad abbandonare l’Africa) cercherà sempre più potere in Europa in nome di un sogno euroasiatico (la via della Seta insegna…), mentre gli Usa sceglieranno una linea via via più isolazionistica.

Il declino dell’Europa sembra segnato. E sarebbe il vero tema di crisi mondiale. Per questo nel libro viene proposta un’idea in controtendenza: un processo di lento accordo per rimettere in gioco l’Europa ed allo stesso tempo salvare l’Africa. Gli europei sono ricchi, vecchi e anemici. Gli africani, poveri, giovani e numerosi. E ricchi di materie prime. Per questo può nascere Eurafrica, una via di uscita che non punti ad una nuova assistenza, ma a creare un vero mercato africano, per correggere i flussi migratori e per dare un futuro all’Europa giocandosela alla pari con i leader del mondo.

All’interno del libro vengono analizzate le tendenze del presente per prevedere il futuro dell’Africa con una quantità di dati che cerca di sciogliere i dubbi. E con spunti di riflessione ed idee da discutere per salvare l’Europa grazie all’Africa e l’Africa grazie all’Europa.

  1. IL MONDO SI È BLOCCATO La crescita economica mondiale si è bloccata. Se negli ultimi decenni era andata di pari passo con l’aumento demografico, oggi sappiamo che tutto lo sviluppo demografico dei prossimi anni si concentrerà in Africa, un continente che semplicemente non cresce. Le classi medie di Europa e USA non hanno migliorato la propria situazione economica negli ultimi 30 anni, anzi, sono diventate più povere a vantaggio delle popolazioni asiatiche, in particolare cinese, dove una debole classe media è finalmente comparsa. Nei prossimi decenni la debole crescita economica sarà concentrata nelle mani di pochi, e sempre più ricchi, a scapito dei molti. Ed ancora non sappiamo che effetti avrà il Covid19 sull’economia dei prossimi anni.

  2. LA NUOVA GUERRA FREDDA Da una parte la Cina si sta lentamente ritirando dai suoi investimenti in Africa, ed allo stesso tempo sta costruendo la NUOVA VIA DELLA SETA per poter accrescere sempre di più la sua forza in Asia centrale ed in Europa. Dall’altra gli Stati Uniti, preoccupati dalla rabbia di una classe media sempre più impoverita, hanno varato una nuova politica dei dazi che porterà ad un nuovo isolazionismo, e soprattutto ad una nuova guerra fredda con la Cina. Vedremo nei prossimi anni quali effetti avrà questa nuova stagione internazionale sulla globalizzazione politica ed economica. In mezzo a questi due litiganti si trova l’Europa, che deve rinsaldare le proprie istituzioni da spinte nazionalistiche, ma soprattutto decidere da che parte stare. Oppure se trovare una propria dimensione ed essere il terzo polo di questo nuovo conflitto.

  3. 50 ANNI CHE VANNO E 50 ANNI CHE VENGONO Gli anni che ci lasciamo alle spalle saranno ricordati come anni felici. Tutto è cresciuto: popolazione, ricchezza, benessere. Con una classe media che ha fatto la parte del leone in USA ed Europa prima, in Asia poi. Il Pil è cresciuto di 27 volte dal 1970, il Pil pro capite di 12 volte. Nessun conflitto mondiale, ma soltanto dei piccoli conflitti locali ed un solo grande shock per l’Occidente: l’attacco al World Trade Center; ed in più una diffusione della cultura dei diritti umani nel mondo senza precedenti. Due sono le pessime eredità che questo cinquantennio porta con sé, e di cui ci si dovrà occupare nei cinquant’anni che iniziano: la disuguaglianza economica crescente che ha indebolito la classe media ed i cambiamenti climatici. A queste si aggiunge un mondo che non crescerà, una popolazione sempre più vecchia e concentrata in città sempre più grandi. Il quadro non è dei migliori.

  4. LE OTTO TRASFORMAZIONI Nei prossimi decenni il mondo cambierà notevolmente. Ed i principali fattori che contraddistingueranno questa trasformazione saranno otto: disuguaglianza eccessiva, urbanizzazione selvaggia, innovazione tecnologica, mutazione del lavoro, cambiamento climatico, disfatta della classe media, invecchiamento diffuso e cambio delle modalità di rappresentanza politica.

  5. L’EUROPA: LA BELLA ADDORMENTATA  L’Europa è un continente ricco, con un ottimo welfare, soprattutto in sanità e pensioni, ed una classe media che, seppur indebolita, resiste ancora. Ha dalla sua una cultura millenaria, che porta con sé un turismo travolgente, e un primato nella moda, nel design e nell’arte. Non solo, in Europa sembra che le istituzioni vogliano davvero intraprendere la strada del Green New Deal. Ma nella stessa Europa la popolazione invecchia e diminuisce, e a fine secolo ci ritroveremo con 80 milioni di abitanti in meno. I nazionalismi minano il processo di integrazione e rischiano di riportarci indietro di decenni e la governance dell’Unione Europea non è ancora completata. Oggi non esiste una sola Europa, ma quattro Europe diverse, ognuna con la sua velocità. A queste si aggiunge il Regno Unito, che sta cercando una propria via che ci auguriamo sia il più europea possibile.

  6. L’AFRICA: UN CONTINENTE CHE STA ESPLODENDO L’Africa sarà sempre più popolosa: ad oggi conta un miliardo e 340 milioni di persone, mentre nel 2100 salirà a 4 miliardi e 300 milioni. Nonostante la crescita demografica, la sua economia non cresce: conta solo per il 2,8 del Pil mondiale, e una crescita del 3-4%, numeri molto bassi, non è sufficiente. E di conseguenza è sempre più povera, il 70% della popolazione africana, specie nel sub-Sahara, vive con meno di 1 dollaro al giorno. Il reddito pro capite africano è oggi di 1900 dollari l’anno, e crescerà solo fino a 2800 a fine secolo. Il 70% della popolazione africana vivrà nelle città. Nairobi, ad esempio, passerà dai 5 milioni odierni di abitanti a 46 milioni nel 2100.

  7. LA POLITICA AFRICANA FRENA LO SVILUPPO Per capire la politica africana occorre prima capire il concetto di tribù, o di micro-nazione. Nelle campagne elettorali africane non si discute di idee, non si contendono la vittoria partiti con diverse visioni del futuro in alternanze di tipo sociale. A sfidarsi sono le diverse tribù che abitano il paese, che votano compatte per un candidato di riferimento. La tribù vincente si illude di trarre beneficio economico e politico dalla vittoria, quando invece a goderne sarà solo il candidato vincente e la sua stretta cerchia. In uno scenario simile la corruzione ha la strada spianata. Gli stati africani sono per lo più oligarchici, con pochi gruppi di potere che si spartiscono tutta la ricchezza, e con capi di stato e di governo al soldo di altri stati o grandi gruppi di interesse internazionali. Lo sviluppo vero dell’Africa rischia di essere abortito da questa classe politica autoreferenziale. L’Africa è ricchissima. La povertà in cui versa il continente stride con la sua ricchezza di materie prime: il 15% delle risorse petrolifere mondiali, il 40% dell’oro, l’80% del platino. Ma anche la più grande risorsa di diamanti al mondo, il 17% dell’uranio mondiale e così via. Una ricchezza tale che le economie di molti stati africani si basano unicamente su tali risorse. Ed a questo si aggiunge la concentrazione di tale ricchezza nelle mani di pochi, rendendo impossibile usarla per lo sviluppo dell’economia nella sua interezza. In Africa due persone su tre sono agricoltori, eppure solo il 25% della terra arabile nel sub Sahara è utilizzabile, e solo il 7% è arata. L’Africa vive il paradosso di avere una terra vastissima e fertile ma che non riesce a coltivare a dovere, condannandosi ad un’alta importazione di prodotti agricoli. L’Africa è la terra del sole, del vento, dell’acqua e della terra. Non serve grande immaginazione per prevedere un futuro in cui la green economy sarà una risorsa fondamentale per lo sviluppo del continente.

  8. EURAFRICA: UN NUOVO PROGETTO Da una parte un’Europa ricca di cultura e know-how, sempre più vecchia e povera di materie prime e stretta tra due poli che ingaggeranno una nuova guerra fredda. Dall’altra un continente pronto ad esplodere, non in grado di sfruttare le proprie potenzialità ed escluso dallo scacchiere internazionale. Eurafrica propone un piano europeo per lo sviluppo del continente africano. Questo piano si basa sulla creazione di un mercato interno africano, grazie ad una politica industriale concordata. Si basa sulla creazione di un’agenzia europea per la formazione ed il lavoro che possa creare figure professionali in Africa, che diano manforte al nuovo sviluppo nelle loro terre. Si basa su una politica migratoria controllata e concordata, che privilegi le nuove competenze e professionalità della gioventù africana. L’Europa ha bisogno di immigrati, i dati ce lo dimostrano, sta a noi gestire i flussi in modo ottimale. Si basa su un semplice concetto: il dialogo politico deve avvenire solo con quei governi che rispettano i diritti umani, i diritti democratici, non si dimostrano solo espressione di un’oligarchia corrotta.

Se vuoi ricevere gli HIGHLIGHTS del libro,
lascia la tua mail e compila il form qui sotto: