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Il nuovo accordo economico tra Europa e Cina è andato in porto, e riguarderà molti settori delle nostre esportazioni.

Trasporto aereo, servizi di Cloud, veicoli elettrici, servizi finanziari, il tutto su di piano di parità e senza più la necessità di trasferire gratuitamente tecnologie o sopportare le insidie delle aziende a capitale statale cinese

A completamento, la Cina ha anche accettato le regole contro il lavoro forzato, le regole climatiche sancite a Parigi e maggior rispetto dei diritti umani.

È stato il colpo finale del meraviglioso semestre europeo capitanato dalla Merkel che ha inanellato un successo dietro l’altro.

Nel 2020 si è fatta l’Europa. E l’Europa è diventata di diritto uno dei tre grandi geo poli mondiali.

Questo accordo lo sancisce definitivamente. E autorizza anche a sottolineare l’autonomia decisionale del nostro continente che mai aveva mostrato questa capacità.

Ma autorizza anche a sottolineare come la Cina lo abbia sfruttato in extremis per uscire dall’isolamento in cui il desiderio di egemonia lo aveva cacciato e che gli Usa avevano ulteriormente accentuato.

E lo ha fatto con due mosse: l’accordo economico sui dazi (RECP) asiatico con stati che fanno de facto parte della sfera occidentale: Australia, Giappone, Nuova Zelanda; ed ora con l’accordo europeo.

Xi Jinping ha abbondato temporaneamente la via della seta che rappresenta la mano armata della conquista dell’Asia e di parte dell’Europa e, messo alle strette, si è accontentato di due accordi commerciali.

Questi gli forniranno un po’ di pace interna e internazionale e un po’ di tempo per ridisegnare le strategie a medio termine.

Chi rimarrà basito e -credo-arrabbiato sarà Biden.
Nulla poteva ancora fare perché non è ancora in carica. Quindi nessuna colpa. Ma un’eredità pesante che dovrà presto affrontare: ricucire con l’Europa e varare una nuova strategia per l’Asia.

Nel frattempo, Trump gioca a golf…

 

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