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Articolo del nostro collaboratore Alessio Cardella

Il progetto Eurafrica come volano per l’Europa del futuro

Era il 23 Gennaio 2020 quando venne annunciato il primo lockdown a Wuhan, l’inizio di un anno tragico sotto tutto i punti di vista: la crisi economica e sociale derivata dal Covid, le grandi proteste in America per la morte di George Floyd, le tensioni con la Russia, la Bielorussia, e la Turchia, le proteste a Lampedusa per l’immigrazione tunisina, e il ritorno feroce del terrorismo islamico in Francia…

Si dice che dopo la tempesta arrivi il sereno, ma una cosa è certa: il mondo dopo questi eventi dovrà cambiare, i governi dovranno scegliere una direzione, perché dal disagio sociale nasce il populismo, e dal populismo l’odio, non si può continuare a restare nella propria zona di confort, è tempo di andare oltre un sistema ormai precario e pretendere un vero cambio di rotta, verso un mondo più unito, solidale, equo e democratico.

Un’Europa in sofferenza

 Il mondo si sta polarizzando in tre grandi macroaree economiche: il Nord America, l’Europa, e il Sud-Est asiatico capitanato dalla Cina. Se il Sud-Est asiatico è ancora in estrema crescita, forte di una popolazione immensa, regimi dittatoriali e regole umane ben diverse da quelle occidentali, è proprio l’Occidente che sta soffrendo di più l’avanzata cinese, ed è riscontrabile soprattutto dall’elezione di Trump in America, che ha instaurato una nuova guerra fredda contro Pechino. In questo panorama, l’Europa è la più sofferente: Paesi con un potenziale straordinario ma che, tra egoismo e nazionalismi, non riescono ancora a collaborare ed agire in sincronia, politiche monetarie ed economiche restrittive derivate dalla mancanza di fiducia tra gli Stati, immobilismo sui vari problemi strutturali che non trovano.

una quadra tra tutte le nazioni, ecco quindi che da questa sofferenza si fomenta il sovranismo, culminato con la Brexit.

La crisi del Covid sembra stia spingendo gli Stati a collaborare di più, ma le tensioni permangono, a questo punto dovrebbe arrivare il momento di riformare l’UE, e soprattutto investire in progetti ambiziosi.

Progetto Eurafrica: nuovo asse socio-economico per la sostenibilità e lo sviluppo europeo

Uno dei progetti che trovo più ambiziosi è Eurafrica, un grande accordo tra Unione Europea e Paesi africani, per uno sviluppo reciproco socio-economico, e per risolvere quei problemi strutturali che non permettono all’Africa di crescere.

L’Africa è il Continente del futuro, forte del suo 1,3 miliardi di abitanti, ricca di risorse e di opportunità di sviluppo, è proprio lì che l’Europa dovrebbe puntare per crescere, abbandonando di conseguenza la Cina.

L’idea di un’integrazione tra Europa ed Africa non è nuova, ma attualmente è ben lontana dall’essere discussa nel dibattito pubblico, ci possono essere svariate strategie per attuarla, e nel presente articolo illustrerò quella che ho sviluppato personalmente.

Gli obiettivi finali sono svariati: risolvere definitivamente il problema dell’immigrazione incontrollata; assicurare all’Europa una partnership che possa concedere ampi vantaggi sui competitor; sviluppare economicamente e socialmente l’Africa incentivando anche una cultura basata sui valori di pace, democrazia e civiltà; depolarizzare la ricchezza e la dipendenza europea dalla Cina.

Il fulcro del piano: investimenti condizionati

 Il piano di partnership tra Europa e Africa si baserebbe sul concetto di investimenti condizionati, ovvero un grande dispiego di risorse economiche (come successo col piano Marshall americano dopo la Seconda Guerra Mondiale) e di investimenti materiali direttamente negli Stati africani, atti che aumenterebbero ricchezza, speranze, benessere e prospettive per la popolazione, in cambio di condizioni ben precise e di un controllo da parte europea, che si ritiene necessario a causa della politica estremamente corrotta e clientelare di molti Stati africani. È chiaro che ogni Paese africano dovrà accettare il piano, ma è parecchio improbabile che si verifichino rifiuti in quanto, allo stato attuale, sarebbe per loro l’unico modo per iniziare un percorso di crescita sociale ed economica.

Le condizioni europee sarebbero molto rigide:

-Assicurare lo Stato di diritto e la democrazia, aderire pienamente ai princìpi della Dichiarazione universale dei diritti umani, e strutturare leggi e cultura in tal senso.

-Accordi commerciali vari, tra cui il più importante è l’esclusività commerciale dell’import africano, ovvero i Paesi africani potranno importare beni e servizi solo dai Paesi aderenti all’UE, di fatto lasciando all’Unione l’esclusività dell’export verso un Continente intero di 1,3 miliardi di abitanti. Questo per almeno 50 anni. Si predispone inoltre la condivisione delle risorse naturali e di progetti bi-continentali.

-Investimenti nella scuola, nella sanità, nella rete di trasporti, nel Green (rispettando i patti ambientali), nella cultura, nel digitale, nel welfare, attenzione all’equità economica e all’inclusione sociale, percorsi di specializzazione dei lavoratori, formazione di una nuova classe politica.

-Controllo (anche sul campo) dell’UE sull’utilizzo dei fondi e sul rispetto delle regole pattuite.

-Finché non si arriva ad un sistema civilizzato, si costituiscono degli hotspot europei su tutta la costa nordafricana, in cui si contrastano gli scafisti e si riportano i migranti irregolari, per essere identificati. Il fenomeno migratorio tenderà comunque a scomparire da solo a causa dello sviluppo africano e dei processi di civilizzazione, cosicché gli spostamenti ed eventuali migrazioni possano avvenire solo in modo regolare e controllato.

 

Il progetto Eurafrica ristabilirebbe nuovi equilibri globali, più solidi per l’Europa, e donerebbe finalmente diritti e dignità ad un territorio stupendo ma martoriato da secoli di brutalità come quello africano.

D’altronde secoli fa, dopo la peste nera, mettemmo le basi per il Rinascimento, vorrà pur dir qualcosa…

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