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“Stop killing the leaders of tomorrow” è uno degli slogan comparsi nelle strade di Lagos in questi giorni di grandi proteste, se non di vere e proprie rivolte, dei giovani nigeriani contro le violenze di Sars, la Special Anti-Robbery Squad,un corpo di polizia accusato da anni di omicidi, furti, torture ai danni della popolazione. Insomma, l’opposto dello stato di diritto.

 

La protesta contro il governo che temporeggia nello smantellare questo corpo di polizia rappresenta la scintilla di una vera e propria rivoluzione contro un esecutivo, quello di Buhari, e contro una classe politica corrotta ed incapace di governare il paese durante la pandemia.

La Nigeria ha un’età media di 18 anni, ed una popolazione di 200 milioni in costante aumento che la porterà nel 2050 ad essere il terzo stato più popolato al mondo, dopo Cina ed India.

E mentre il governo annuncia la creazione di un nuovo corpo di polizia che dovrebbe sostituire il SARS, nelle strade scoppiano violenze, scontri a fuoco tra polizia e manifestanti e saccheggi.

C’è chi ha evidenziato un’analogia tra queste proteste e Black Lives Matter, la mobilitazione americana contro il razzismo e a difesa delle comunità afroamericana. Ma sono fenomeni molto diversi.

In Nigeria è in atto una protesta a tutto tondo, che coinvolge un’intera generazione maggioritaria nel paese, e che non si limita ad attaccare le forze di polizia corrotte e violenze, ma la totalità della politica nigeriana.

Come abbiamo detto più volte, la corruzione della politica africana è uno dei principali problemi del continente.

Per questo speriamo che le proteste nigeriane siano il primo passo di ribellione della politica nigeriana, e africana nel suo complesso e che dia qualche frutto.

Se nasce la scintilla patriottica verso un vero rinnovamento anche a costo di tanti morti sarà solo un bene.

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