fbpx

Il 18 di agosto un gruppo di militari di alto rango ha preso il potere destituendo il presidente Keita, il primo ministro e tutte le assemblee legislative. È in corso il coprifuoco e qualche colpo di fucile.

Il Mali è uno dei paesi più poveri d’Africa. Ha un PIL di 19 miliardi di dollari, meno dell’1% di tutta l’Africa. In compenso ha 20 milioni di abitanti e un tasso di nascite con più di 7 figli a famiglia.
Fa parte del gruppo dei paesi di area francofona che costituisce il CEDEAO (la comunità economica dell’ovest dell’Africa) e che usa il CFA, il Franco africano legato all’euro.

Ma il Mali è anche l’epicentro di un triangolo tra Burkina Faso, Niger e Senegal dove passa tutta l’immigrazione irregolare della Nigeria e del Ghana.
È anche l’epicentro dei musulmani e delle loro problematicità; Boko Haram e le sue truppe sono a un tiro di schioppo, tanto che molti commentatori  vedono già un complotto della Turchia che vuole allargarsi in Africa dopo la Libia.

Era sotto controllo politico e militare- da tempo- con le truppe francesi dell’UE che hanno fatto flop.

Oggi l’Onu se ne interessa immediatamente con il suo consiglio di Stato.

Questi i fatti.

Ma perché interessa questo Stato dimenticato da tutti, nella povertà più assoluta con la sola impressionante evoluzione demografica più alta di Africa e che vedrà a fine secolo la popolazione quadruplicare a 80 milioni, ma sempre più povera?
Per varie ragioni. In ordine:

  • Premessa: è il paese di snodo più debole tra quelli francofoni e più soggetto quindi a capovolgimenti con una Francia -per conto anche dell’Ue- incapace di creare le condizioni di controllo e di peacekeeping.
  • Come già detto il Mali è uno degli epicentri principali di transito dell’immigrazione illegale. Quindi business e soldi. Ma non credo che il colpo di stato si fermi a questa ragione. Mi sembra più il contorno rispetto al piatto forte.
  • Il pericolo vero, il piatto forte, è quello religioso. In quell’area la battaglia religiosa è continua. Quindi

la consegna di un avamposto più radicale o più collegato a disegni internazionali di potere (vedi la Turchia) tramite  la religione può essere una chiave di lettura.

Se così fosse, le conseguenze sarebbero pesanti. Soprattutto per la Ue.
Con una Francia che non avrebbe più il controllo dell’area francofona (14 paesi), con l’aggiunta della perdita del controllo economico (il CFA è in via di superamento) e con l’arrivo di altri soggetti destabilizzanti come la Turchia che ha intravisto un corridoio di interesse per le sue mire sul Maghreb.
La miccia potrebbe essere l’islam e il fattore religioso vero, falso o presunto.

E sarebbe un vero disastro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *