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L’Europa perderà 80 milioni di abitanti tra oggi e il 2100.

80 anni, 80 milioni in meno.

 

L’Europa inoltre è vecchia. Oggi il 21% degli abitanti supera i 65 anni. Domani sarà oltre il 30%, uno su tre. Con tantissimi ultraottuagenari.

È anemica e senza forze… ma è ricca.
Lo provano l’ottimo welfare che è stato rivalutato nel mondo durante questo folle periodo di COVID-19, dove tutti, più o meno, sono stati salvaguardati.
Lo prova la patrimonializzazione delle ricchezze della sua gente (del resto sono secoli che mettiamo via tesori, in tutti i sensi…)
Lo prova la resilienza- come si dice ora -della nostra classe media che è messa male ma meno male che negli US o in UK.
Lo provano i circa 2 trilioni (duemila miliardi, cioè una cifra pari a tutto il Pil dell’Italia o di tutta l’Africa) messi sul tappeto della ricostruzione.

Senza indugi, senza paura.

Ma l’Europa ha paura di un futuro che le appare incerto, e non fa figli.
Non ha l’incoscienza dei paesi emergenti, non ha la sicurezza dei paesi “nuovi” come gli Usa, l’Australia, la Nuova Zelanda.
Ha paura di non potercela fare, di non poterli mantenere. La nuova epoca del diritto al lavoro delle donne, un diritto ormai acquisito ma ancora nei fatti da conquistare, accentua ancor di più la tendenza.
Benessere, diritti, paura, allungamento della vita, classi medie senza grandi prospettive creano le condizioni per restare alla finestra, mentre altri paesi affrontano questo secolo fantastico aperto ad innovazioni infinite con più allegria, spensieratezza e audacia.

L’Italia poi, tra tutti i 27 paesi europei, è al fanalino di coda.
1,6 figli pro-coppia. Perdiamo in un anno 210.000 italiani. Una città come Padova, dice Massimo Gramellini nel suo Il Caffè.
In 80 anni passiamo da 60 milioni a 39: un paese in disarmo.
Guardate l’età media africana.

Meno di 20 anni. Solo il 3,5% sopra i 65 anni e nel 2100, dopo un incremento esplosivo e 4,3 miliardi di abitanti, solo il 13, 9 % ne avrà più di 65.

Questo è uno dei tanti motivi per pensare a unire le nostre forze, anzi di acquisire- ordinatamente, è bene specificarlo-alcuni milioni di immigrati che diano sangue fresco alla nostra anemia, un po’ di forza alla nostra forza lavoro in cambio di un po’ di soldi che noi possiamo dare loro.

È cinico il mio ragionamento?

No. È solo buon senso e questo è solo un piccolo esempio delle tante cose che dovremmo fare insieme; ma è necessario accomunarle a un piano articolato di integrazione di due continenti che hanno l’uno bisogno dell’altro.

Altre e tante sono le ragioni, politiche e geopolitiche…

Vuoi saperne di più?

Leggi il mio libro “Eurafrica. L’Europa può salvarsi, salvando l’Africa?”

Diego Masi

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